Breve curriculum

Il prof. Mario Colombelli, pittore e scenografo è nato a Gorgonzola (MI), vive a Lasino dove si è trasferito per motivi familiari nel 1977.
Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, dopo aver frequentato il Liceo artistico omonimo, svolge da anni l’attività di insegnante di Disegno e Storia dell’Arte presso un liceo scientifico di Trento. Dopo una assidua attività artistica negli anni settanta con mostre personali, concorsi e collettive in Lombardia (nel 1975 ad esempio: Premio acquisto città di Gorgonzola, Collettiva Palazzo Reale a Milano, Convegno Pirandelliano ad Agrigento) negli anni ottanta, pur diminuendo l’attività pittorica, realizza alcune opere pubbliche. Dopo un pausa per impegni scolastici e famigliari considerati primari, in questi ultimi anni ha potuto dedicarsi in modo più assiduo alla pittura, le ultime personali si sono tenute nel 1998 a Trento presso la galleria Fogolino, a Madonna di Campiglio e nell’aprile 2001 a Treviglio (Mi). Pubblicazioni su: Italia Artistica, Europa Artistica, L'Adige, Alto Adige, Il Gazzettino, L’Eco di Bergamo, Vita trentina, Trentino Mese. Servizi televisivi: Rai 3, R.T.T.R., TVA, T.C.A.
La sua pittura basata esclusivamente sull’uso dei colori ad olio su tela si compone di giochi di linee curve che interpretano la realtà e si concordano tra loro in un’armonia che culmina nel complesso gioco scenografico della disposizione delle figure. Il colore forte si stempera nei virtuosismi di una sfumatura tersa e luminosa. I contrasti all’interno delle stesse figure e le linee creano il movimento in tutto il dipinto.

 

Alcune recensioni

Riccarda Turrina commenta così l’opera dell’artista: "Sono tele che pulsano di vitalità cromatica e spaziale, tanto che ogni presenza comunica una propria interiorità emotiva; ogni dipinto si configura come un racconto nato dall’equilibrato dialogo fra l’uomo, la natura e l’architettura. Mario Colombelli, infatti, trae diretta ispirazione dalla realtà e crea delle immagini capaci di evocare situazioni e sensazioni. Gli elementi di sfondo sono decisamente riconoscibili, così come alcuni personaggi che lui ritrae in quanto protagonisti di una quotidianità volutamente diventata soggetto di indagine dell’opera d’arte; questo però non impedisce all’osservatore di rilevare la presenza di entità surreali, a volte metafisiche. Infatti, l’intenso vocìo che spesso percorre queste tele si fa poi sussurro nel momento in cui lo sguardo, lascia l’impressione d’insieme e si posa sul particolare. Ecco allora che fra le chiome degli alberi, fra le pieghe di un gesto o nella simmetria di un rosone si cela un percorso fatto di sospensioni, di rimandi ad una dimensione universale: la concretezza del segno nasconde, comunque, il desiderio di aprire il messaggio ad articolati piani di lettura. Ogni lavoro, nato dal risultato di più tensioni sovrapposte, appare come un apparato scenografico complesso per cui ogni elemento si configura attraverso un instancabile movimento di linee che non permette di chiudere definitivamente il sipario. Attraverso la scomposizione delle forme l’artista crea elementi spaziali dall’andamento morbido; hanno movenze naturali, mai costrette dalla rigida geometria, anche le presenze architettoniche che vengono rivestite delle stessa emotività propria delle figure. Fra gli elementi in primo piano e quelli dello sfondo non c’é distinzione poiché, sebbene ogni singola parte abbia un ruolo preciso sulla superficie, tutto poi converge all’interno di un pensiero globale, di un’ipotetica eternità che ha saputo cogliere la bellezza dell’attimo rendendolo immortale.
Quindi è un unico movimento quello che corre in questi quadri, studiati e strutturati nel minimo dettaglio, ma con una loro immediatezza espressiva derivata dall’uso di intense tonalità cromatiche.
Dalla plasticità delle forme e dalla luminosità della scena".

Mario Cossali scrive: "ci troviamo di fronte ad una pittura serena che si avvale di molti approfondimenti tecnici dei quali, per così dire, nasconde abilmente la presenza strutturale all’interno delle diverse composizioni, per far trionfare con solarità e in apparente spontaneità il risultato finale, la visione conclusiva, meta raggiunta alla fine di un lungo lavoro di impostazione segnica, di distribuzione dei volumi, di accentuazione del colore. Mario Colombelli trova nella pittura tranquillità di senso ed equilibrio conoscitivo. La realtà incombe con le sue mutevoli eppur sempre resistenti contraddizioni e Colombelli la interpreta con la pittura, ma, si badi bene, con una pittura che reinventa la realtà, la decontestualizza, la fissa in una prospettiva, in uno sguardo che la supera. La realtà viene attraversata da una lente che ingrandisce ogni particolare ma nello stesso tempo la deforma grazie a un ricercato e meditato schematismo di forma e di pigmento.
Pittura serena, ma non priva di una sottile e pervasiva vena di malinconia contemplativa: spesso infatti Colombelli dà l’impressione di guardare stupito il muoversi degli uomini, interrogandosi sul possibile senso di un agitato vagare, di un frenetico spostamento quotidiano, in cui non si vedono piste e punti di riferimento. In ogni caso però il nostro pittore ritrae compiaciuto gli atti del teatrino umano e non vuole nemmeno porre troppe distanze tra sé e il proscenio: in fondo prevale nell’animo pittorico di Mario Colombelli una sorta di distesa comprensione dell’esperienza umana, una sorta di empatica partecipazione agli eventi della piccola, grande storia di ogni anno e di ogni mese dell’anno. E’ il colore che lo aiuta molto in questa operazione, distendendosi felice sui paesaggi e sui loro abitanti, sulle cose e sulle case come un velo magico e insieme complice, visionario e insieme solidale e soccorrevole.

Fiorenzo Degasperi commenta: "...che i personaggi di questo teatro quotidiano siano intercambiabili ce lo fa notare l’assenza di ogni caratterizzazione del volto: non ci sono occhi, naso, bocca, orecchie. Soltanto presenze calde in cui l’artista cerca di immedesimarsi. E la mancanza di caratterizzazione permette questo transfert".

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