Breve curriculum

Breve curriculum Il prof. Mario Colombelli, pittore e scenografo è nato a Gorgonzola (MI), vive a Lasino dove si è trasferito per motivi familiari nel 1977. Ha frequentato il liceo artistico e l’ Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, successivamente ha svolto l’attività di insegnante di Disegno e Storia dell’Arte presso vari licei scientifici della provincia di Trento. Dopo una assidua attività artistica negli anni settanta con mostre personali, concorsi e collettive in Lombardia (Collettiva Palazzo Reale a Milano, Convegno Pirandelliano ad Agrigento) negli anni ottanta, pur diminuendo l’attività pittorica, realizza alcune opere pubbliche. Dopo un pausa per impegni scolastici e famigliari considerati primari, è andato in pensione e ha potuto dedicarsi a tempo pieno alla pittura. Pubblicazioni su: Italia Artistica, Europa Artistica, L'Adige, Alto Adige, Il Gazzettino, L’Eco di Bergamo, Vita trentina, Trentino Mese. Servizi televisivi: Rai 3, R.T.T.R., TVA, T.C.A. Email: mariocolombelli@intergfree.it.

Alcune recensioni

LA RISCOPERTA DEL REALE di Alessandro Togni 25 – 05 - 2012

La concezione di un’arte esplicitata nella precisa rappresentazione della realtà, la trasmissione il più possibile completa degli elementi oggettivi, dopo l’avvenuta percezione dei dati attraverso gli occhi dell’artista, sembrano essere i principi ispiratori dell’opera di Mario Colombelli, pittore e scenografo nato a Gorgonzola, formatosi presso l’Accademia di Brera a Milano, oggi residente e in attività a Lasino in provincia di Trento. Osservando la sua pittura accuratissima viene spontaneo affermare che, a muovere la personale vocazione superrealista, sia il “luogo originario della razionalità”, ed in questo senso la soluzione e il destino della sua arte pare appartenere ad un sistema percettivo nel quale convivono lucida determinazione, concentrazione ed intuizione. Un realismo radicale applicato con la precisione dei miniaturisti medievali e che trova familiarità con le esperienze dell’iperrealismo americano del quale rinverdisce la volontà di ampliare la normale percezione del mondo verso il quale ci si pone con sguardo di completa fedeltà. Nella “riscoperta del reale”, come avvenne anticamente per l’esperienza della pittura fiamminga, si esprime il canone assoluto della figurazione di Mario Colombelli e nella tecnica lenta del colore ad olio su tela, rivivono le spazialità unificate attraverso la luce, in una visione particolareggiata, incline alla classicità; la mostra di Mezzocorona allestita per il Settembre Rotaliano ne è una sostanziale e decisiva testimonianza. Pure se sostenuta da un nitore di matrice apollinea, dal gusto per la precisione formale, nella perfezione dei dettagli, l’opera di Colombelli non sembra attingere elementi strutturali della storia passata e pure sembrano assenti le vanità gratificanti del trompe-l’oeil dove l’imitazione diviene formula seducente ma ingannevole. La scelta dell’artista invece si realizza con maggiore complessità intuitiva nella determinazione di una simulazione in “forma fredda” che non dispone per una comprensione del “calore dell’imperfezione” tipico della pittura più gestuale, ma per una manifestazione scenografica massimamente asettica dove ritroviamo elementi “più veri del vero” e quindi “sorprendenti”. Molte sono le modalità per una realizzazione pittorica così esaustiva e carica di conseguenze di estrazione colta. Le opere, composte con virtù ed attraverso una manualità di sicura esperienza, sono già naturalmente in grado di suggestionare la nostra osservazione mediante una loro insita proprietà che dispone per la “magnificenza”, mentre siamo colti da uno stupore quasi estatico. Una delle principali complessità dell’opera di Colombelli risiede nella inevitabilità della nostra inclusione negli spazi rappresentati che si dimostrano in tutta la loro forza catalizzatrice e avvolgente. Attraverso prospettive multiple siamo immessi con intensità non solamente nel paesaggio figurato ma anche apparteniamo all’atmosfera che lo pervade e che solitamente pare non risentire di sentimenti d’inquietudine. Ecco quindi la grande potenza dell’arte che si manifesta nella sua sembianza, in questo caso sommamente simile, se non uguale, alla realtà ed in questo consesso fra vero ed immaginario, troviamo la luce a distribuire intensità visibili e soluzioni d’ombra, senza alcuna volontà selettiva, dentro una azione “democratica” che comprende le cose infinitamente piccole, quanto le cose immensamente grandi. Nella vastità del visibile ed in assenza quasi totale della prospettiva aerea quindi troviamo per il nostro occhio tutte le componenti dell’ambiente, sia questo di soluzione antropica o naturale, e l’interezza delle particolarità viene sostenuta significativamente attraverso una tecnica fortemente connotata da sfumature e velature che per nulla fanno rimpiangere le riproduzioni della fotografia. Anzi! Nella loro conformazione stupefacente riemerge la nostra facoltà di immediatezza per l’osservazione che rende importante la capacità cerebrale, mentre trasmette informazioni al nostro occhio, per le azioni che compirà la nostra mano … Il gusto di riacquistare qualità smarrite … In molte opere di Mario Colombelli infine, troviamo un suggestivo dialogo in atto tra il paesaggio e la figura umana, quest’ultima spesso colta in momenti di sottolineatura riflessiva. Anche i luoghi di Mezzocorona vengono in questo senso “aggiustati” da presenze sensibili, come nel caso di “Palazzo della Vicinia” dove non solamente possiamo tornare a ritroso da una prospettiva lontanissima di montagne sovrastate da poche nubi in un mare di cielo sereno, ma anche soffermarci fra le squadrate ombre restituite dai volumi urbani, per salire fino al davanzale interno della camera rinfrescata dall’aria pulita, dove una pensierosa adolescente si riordina i biondi capelli. Naturalmente il centro della nostra attenzione diviene la solitaria figura in primo piano e tuttavia senza accorgercene siamo istigati subito dopo a cercare elementi di comprensione anche in tutto lo spazio nel quale è ospitata. Spazio interno ed esterno ovviamente, luogo complessivo della nostra esistenza, non solamente composta di materie tridimensionali effettivamente toccabili, ma anche di sentimenti e frammenti psicologici talvolta assai nascosti e spesso rinvenibili solamente per mezzo di inflessioni e riferimenti comunicativi analogici ed inferenziali. Dentro e fuori in questo caso (ma alla stessa stregua sono risolte anche le opere “Avvolto di Palazzo Firmian”, “Finestra d’estate” ed “Interno”) diventano macro contenitori di interiorità dove silenziosità di pomeriggi estivi, piccoli gesti e leggere malinconie, sono anch’essi parte integrante di un paesaggio non esclusivamente visibile e dove il vento dell’emozione ancora, a discapito di tutte le maleducazioni del contemporaneo, riesce a navigare e raggiungerci. Natura, Storia ed Umanità. Ecco la sostanza dell’opera eccezionale di Mario Colombelli, un’arte espressa attraverso qualità formali indiscutibili, ma anche che si compone di una strategia poetica al limite dell’intensità sentimentale e romantica. Buona visione.

Riccarda Turrina commenta così l’opera dell’artista: "Sono tele che pulsano di vitalità cromatica e spaziale, tanto che ogni presenza comunica una propria interiorità emotiva; ogni dipinto si configura come un racconto nato dall’equilibrato dialogo fra l’uomo, la natura e l’architettura. Mario Colombelli, infatti, trae diretta ispirazione dalla realtà e crea delle immagini capaci di evocare situazioni e sensazioni. Gli elementi di sfondo sono decisamente riconoscibili, così come alcuni personaggi che lui ritrae in quanto protagonisti di una quotidianità volutamente diventata soggetto di indagine dell’opera d’arte; questo però non impedisce all’osservatore di rilevare la presenza di entità surreali, a volte metafisiche. Infatti, l’intenso vocìo che spesso percorre queste tele si fa poi sussurro nel momento in cui lo sguardo, lascia l’impressione d’insieme e si posa sul particolare. Ecco allora che fra le chiome degli alberi, fra le pieghe di un gesto o nella simmetria di un rosone si cela un percorso fatto di sospensioni, di rimandi ad una dimensione universale: la concretezza del segno nasconde, comunque, il desiderio di aprire il messaggio ad articolati piani di lettura. Ogni lavoro, nato dal risultato di più tensioni sovrapposte, appare come un apparato scenografico complesso per cui ogni elemento si configura attraverso un instancabile movimento di linee che non permette di chiudere definitivamente il sipario. Attraverso la scomposizione delle forme l’artista crea elementi spaziali dall’andamento morbido; hanno movenze naturali, mai costrette dalla rigida geometria, anche le presenze architettoniche che vengono rivestite delle stessa emotività propria delle figure. Fra gli elementi in primo piano e quelli dello sfondo non c’é distinzione poiché, sebbene ogni singola parte abbia un ruolo preciso sulla superficie, tutto poi converge all’interno di un pensiero globale, di un’ipotetica eternità che ha saputo cogliere la bellezza dell’attimo rendendolo immortale.
Quindi è un unico movimento quello che corre in questi quadri, studiati e strutturati nel minimo dettaglio, ma con una loro immediatezza espressiva derivata dall’uso di intense tonalità cromatiche.
Dalla plasticità delle forme e dalla luminosità della scena".

Mario Cossali scrive: "ci troviamo di fronte ad una pittura serena che si avvale di molti approfondimenti tecnici dei quali, per così dire, nasconde abilmente la presenza strutturale all’interno delle diverse composizioni, per far trionfare con solarità e in apparente spontaneità il risultato finale, la visione conclusiva, meta raggiunta alla fine di un lungo lavoro di impostazione segnica, di distribuzione dei volumi, di accentuazione del colore. Mario Colombelli trova nella pittura tranquillità di senso ed equilibrio conoscitivo. La realtà incombe con le sue mutevoli eppur sempre resistenti contraddizioni e Colombelli la interpreta con la pittura, ma, si badi bene, con una pittura che reinventa la realtà, la decontestualizza, la fissa in una prospettiva, in uno sguardo che la supera. La realtà viene attraversata da una lente che ingrandisce ogni particolare ma nello stesso tempo la deforma grazie a un ricercato e meditato schematismo di forma e di pigmento.
Pittura serena, ma non priva di una sottile e pervasiva vena di malinconia contemplativa: spesso infatti Colombelli dà l’impressione di guardare stupito il muoversi degli uomini, interrogandosi sul possibile senso di un agitato vagare, di un frenetico spostamento quotidiano, in cui non si vedono piste e punti di riferimento. In ogni caso però il nostro pittore ritrae compiaciuto gli atti del teatrino umano e non vuole nemmeno porre troppe distanze tra sé e il proscenio: in fondo prevale nell’animo pittorico di Mario Colombelli una sorta di distesa comprensione dell’esperienza umana, una sorta di empatica partecipazione agli eventi della piccola, grande storia di ogni anno e di ogni mese dell’anno. E’ il colore che lo aiuta molto in questa operazione, distendendosi felice sui paesaggi e sui loro abitanti, sulle cose e sulle case come un velo magico e insieme complice, visionario e insieme solidale e soccorrevole.

Fiorenzo Degasperi commenta: "...che i personaggi di questo teatro quotidiano siano intercambiabili ce lo fa notare l’assenza di ogni caratterizzazione del volto: non ci sono occhi, naso, bocca, orecchie. Soltanto presenze calde in cui l’artista cerca di immedesimarsi. E la mancanza di caratterizzazione permette questo transfert".

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